VERSO L’8 MARZO: RIPRENDIAMO LA LOTTA!

RIPRENDIAMOCI L’8 MARZO! RIPRENDIAMO LA LOTTA!

Perchè ogni donna possa scegliere liberamente del proprio corpo, vita, futuro

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vergognosa campagna di criminalizzazione dell’aborto da parte delle forze cattoliche e da esponenti politici di ogni colore. L’equiparazione aborto=omicidio, un tempo appannaggio esclusivo della Chiesa, è entrata a far parte del vocabolario dei nostri politici che, dietro allo scudo (crociato) della “difesa della vita”, mascherano i loro attacchi vergognosi ai nostri diritti. La lista di Giuliano Ferrara Aborto? No, grazie!, il raid poliziesco nel Policlinico di Napoli dove una donna appena uscita dalla sala operatoria in seguito ad un regolare aborto terapeutico e ancora sotto l’effetto dell’anestesia è stata interrogata e indotta invano a confessare un presunto aborto clandestino e la decisione della Regione Lombardia di non praticare l’aborto terapeutico oltre le 22 settimane e tre giorni dal concepimento del feto (invece di 24), non sono che gli ultimi, grotteschi, esempi di come la legge 194 sull’interruzione di gravidanza sia al centro di una violenta offensiva scatenata da più fronti. Il primo fronte, più esplicito ed evidente, è quello su cui si cercano di modificare e limitare per legge i tempi e i modi dell’interruzione di gravidanza (equiparare i diritti dell’embrione a quelli della madre, ridurre i giorni entro i quali è possibile effettuare l’intervento, rendere obbligatoria la rianimazione del feto in seguito ad un aborto terapeutico). Ma gli attacchi più pericolosi sono forse proprio quelli meno manifesti: cercare di modificare o abrogare una legge che lo sancisce non è l’unico modo per sopprimere un diritto; un diritto può essere infatti negato per legge, ma anche soltanto di fatto: rendere complesso, inutilmente doloroso e di difficile accesso l’aborto significa negare la possibilità effettiva di questa scelta. In questo senso il dilagare dell’obiezione di coscienza (estesa anche al personale paramedico), il cattivo funzionamento dei consultori e delle strutture ospedaliere, la mancata introduzione dell’aborto farmacologico (tramite l’assunzione della RU486) sbandierata dal Governo Prodi e mai messa in pratica, smantellano dall’interno la legge 194. La scelta, già di per sé dolorosa, di abortire è resa poi ancora più complessa e gravosa psicologicamente dai continui anatemi della Chiesa, dai volontari del “movimento per la vita” che, in agguato nei consultori e negli ospedali, cercano di fare pressioni e di scatenare sensi di colpa nelle donne, e dai partiti politici che hanno fatto dell’antiabortismo una bandiera.
Il corpo delle donne continua ad essere un campo di battaglia sul quale guadagnare voti e consensi, su cui speculare e fare campagna elettorale, soprattutto da parte della sinistra istituzionale, come la "sinistra arcobaleno", che tenta di recuperare consensi dopo il totale e organico appoggio al Governo Prodi. A pagarne il prezzo siamo noi: questa operazione propagandistica si compie a discapito della dignità e della salute delle donne e del loro diritto ad autodeterminarsi, di scegliere del proprio corpo e del proprio futuro.
La nostra società si basa sullo sfruttamento e sulla violenza, ma, per quanto riguarda la donna, questo sfruttamento e questa violenza sono doppi. Non solo le donne sono le vittime per eccellenza delle politiche tese a limitare e condizionare sempre più le scelte individuali, ma finiscono per subire con doppia forza i processi di precarizzazione del lavoro e smantellamento dello stato sociale. Costrette a lavorare sia in casa che fuori, si trovano di fronte ad un mondo del lavoro che riserva loro gli impieghi più precari e peggio retribuiti (rendendole, di fatto, sempre dipendenti e subordinate “all’uomo di casa”), a casa devono poi accollarsi la gestione della famiglia e spesso subire la violenza fisica e psicologica di un uomo che, sfruttato e vessato sul lavoro, riproduce all’interno delle mura domestiche lo stesso rapporto di sottomissione nei confronti della sua compagna che (così gli è stato insegnato a fatti e a parole) ha il ruolo e il dovere di sopportare la sua violenza.

PERCHÈ LE DONNE NON SIANO PIÙ OPPRESSE, PERCHÈ GLI UOMINI NON SIANO PIÙ OPPRESSORI!

Mobilitiamoci per difendere le conquiste delle donne, solo così difenderemo i diritti di noi tutti! Scendiamo in piazza in difesa di quei diritti che nelle piazze sono stati conquistati!

-Contro la campagna di criminalizzazione dell’aborto
-Contro gli attacchi alla autodeterminazione della donna
-Per l’adozione della pillola abortiva RU486
-Per il potenziamento ed il radicamento dei consultori sul territorio.

MERCOLEDì 5 MARZO
pranzo sociale (ore 13) e assemblea (ore 16)
aula autogestita R5 Palazzo Giusso (sede Università Orientale)

SABATO 8 MARZO
PRESIDIO Piazza del Gesù ore 10

COORDINAMENTO ANTISESSISTA NAPOLETANO

www.antisessista.altervista.org

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